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Nel 1508 ha inizio la travagliata storia di Via Giulia, punto nevralgico del programma di Papa Giulio II Della Rovere, i cui intenti andavano ben oltre la costruzione di una nuova via. Egli conferisce a Bramante il compito di costruire un gigantesco palazzo comprensivo di tutte le corti giudiziarie e dei notai. Nel suo programma di vaste dimensioni, Giulio II punta a snellire il traffico delle merci così da rendere Via Giulia l’unico vero centro commerciale.
Egli intende promuovere un piano di modernizzazione delle vecchie strutture organizzative di stampo medievale della città, verso una completa riorganizzazione dello Stato. Nella Roma di inizio Cinquecento, tutti gli edifici pubblici di maggior rilievo vengono costruiti in un'area compresa tra la via Papale e l'ansa del Tevere, dove verrà tracciata la nuova strada. Tra i principali, la Camera Apostolica, accanto alla chiesa di San Lorenzo in Damaso (attuale palazzo della Cancelleria, terminato appunto sotto il pontificato di Giulio II); la Zecca, nelle immediate vicinanze della chiesa di Ss. Celso e Giuliano; il palazzo della Cancelleria Vecchia (attualmente Sforza Cesarini) e il palazzo dei Tribunali.
Sorgono a Via Giulia, così come nelle altre strade romane, piccoli edifici di due-tre piani tipici della nuova concezione edilizia romana. Probabilmente è proprio in una di queste deliziose abitazioni che avrebbe dovuto stabilirsi Raffaello. Purtroppo il pittore muore prima di metter piede nella bottega che aveva acquistato tra Via Giulia e via dei Cimatori e che verrà modestamente sostituita con una casa per artigiani, architettata da Antonio da Sangallo il Giovane.
Cosa rimane dunque dell’iniziale progetto di Giulio II?...
Il fantastico ricordo di un’idea imperiale: ammassi di travertino grezzo che somigliano a divani, da cui il nome attribuito loro dal popolo romano. I Sofà di Via Giulia rimangono la testimonianza del progetto che avrebbe dovuto realizzare Bramante nel 1508 su commissione del pontefice Giulio II. Si doveva edificare il Palazzo dei Tribunali in corrispondenza della zona che ospitava la chiesa di San Biagio della Pagnotta e ristrutturare quest’ultima formando un tutt’uno. Di fatto la realizzazione non avviene e nel 1511 vengono interrotti i lavori.
Queste le premesse di un’idea maestosa, ardita: una “renovatio Romae” che coinvolge le due sponde del Tevere creando un sentiero tattico tra Via Giulia, il porto di Ripa Grande, via della Lungara e ponte Sisto.
Grosso impulso allo sviluppo dell'estremità settentrionale di via Giulia venne offerto dalla bolla emessa il 29 gennaio 1519 dal predecessore di Giulio II, Papa Leone X Medici. Con essa era stabilito che la futura chiesa di San Giovanni sarebbe diventata la parrocchia di tutti i fiorentini residenti a Roma, oltre che simbolo dell'unione Roma-Firenze, nonché nuovo polo urbano economico e di potere, costituito da banchi, fondaci, botteghe e residenze dell'aristocrazia e della borghesia commerciale toscana.
Il sogno di Giulio II è destinato a rimanere tale. La sua utopica presunzione di emulare i grandi imperatori romani convertendo l’attività edilizia in strumento di propaganda politica termina con la sua morte. Qualcuno potrebbe vederci una vena romantica nonostante il pieno Rinascimento…
Sarà Papa Sisto V a stravolgere e a far naufragare del tutto il piano del predecessore: egli si concentra su via Ripetta e su piazza dell’Oro, dove verrà costruita la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.
Il Vasari scrive, nella sua Vita di Bramante:
"Si risolvé il papa di mettere in Strada Giulia, da Bramante indirizzata, tutti gli uffici e le ragioni di Roma in un luogo, per la comodità ch'ai negoziatori avria recato nelle faccende, essendo continuamente fino allora state molto scomode".
Oltre a guardare dentro i deliziosi negozi e portoni, non bisogna perdersi lo spettacolo che Via Giulia offre volgendo gli occhi in su, tra mura e tetti. Conviene iniziare dal lato di Ponte Sisto e fermarsi per una pausa a prendere un caffè da Alfredo.
Così, ecco ora Via Giulia. Un excursus storico-artistico prestigioso e variegato che accompagna il passato dolcemente, senza farlo decadere nell’oblio dei tempi moderni. Epoche diverse, storie mai dimenticate: questa è la dimensione del tempo che sublima i sensi di ogni suo visitatore.